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Alessandro Dettori e il vino della tradizione

Il racconto della serata con Alessandro Dettori a Milano

22/04/2015
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Un esuberante Alessandro Dettori è andato in scena il 20 aprile per il debutto di Fondazione Italiana Sommelier - Lombardia, conquistando una sala colma di appassionati, incantati dal suo pensiero e dagli stupefacenti vini della tenuta di Sennori, nel nord della Sardegna.
Un breve sguardo sulla zona di produzione e sulle sue peculiarità pedo-geologiche, prima di tuffarsi nei vini con un approccio poco didattico, per poi svelarne i segreti, ovvero un'agricoltura rispettosa e dei vigneti vecchi fino a centovent'anni, dalla resa scarsissima ma dall’infinita capacità di concentrazione delle componenti, veicolo di un territorio che si esprime palesemente nel bicchiere, accompagnato da una generosa potenza alcolica, come tradizione vuole.
È questa la storia di Alessandro e della sua famiglia, un ragazzo che, appena ventenne, decide di prendere in mano le sorti di un'azienda agricola, composta di graminacee, orto e frutteto oltre che da splendidi alberelli di vigna, e di fare il lungimirante salto dal vino sfuso a quello in bottiglia, senza perdere di vista i metodi di produzione, acquisiti sin da giovanissimo dal nonno.
Decisione coraggiosa la sua, in un momento storico diverso da quello attuale in cui la viticoltura appare come un business dall'esito certo, e soprattutto senza mai farsi ammaliare da tecniche favorite nei mercati, ma tenendo fede a un concetto di TERROIR in cui include non l'uomo, accanto al territorio, bensì il popolo, plasmato con esso nei secoli, con le sue necessità: popolo di cui Alessandro sente di far parte, assieme alla comunità di produttori suoi vicini che continuano a far vino con medesima genuinità.

In degustazione un Vermentino vinificato in rosso o, come sarebbe più appropriato dire, con metodo tradizionale, considerando che la vinificazione in bianco è soltanto storia dei nostri giorni. Uve perfettamente mature, raccolte quando gli acini si tingono di una veste dorata, diventano un vino fragrante, dal gusto antico, ricco di profumi floreali, fruttati ma anche balsamici, con un filo conduttore che lo accomunerà anche a tutti gli altri che è la macchia mediterranea, ben presente in azienda. Sorso decisamente fresco e quasi salmastro, ingentilito da una morbidezza e un calore alcolico perfettamente integrato nella massa che lascia la bocca pulita e rinfrescata, pronta al boccone successivo.

Segue un Pascale di Cagliari, nome ambiguo per un'uva coltivata principalmente nel nord dell'isola. Varietà autoctona sarda, perfetta anche come uva da tavola; era la preferita dal nonno, al quale Alessandro dedica l'etichetta e la produzione, chiamando il vino Ottomarzo, non per la festa della donna. Eppure, questo vino esprime una finezza insolita per i vini della Tenuta, sia nei profumi particolarmente contraddistinti da rose e viole, sia in una bocca elegante per freschezza acida e tannino leggiadro, nella sua persistenza. Un Pascale un po' "femminiello", spero che Ale perdonerà la battuta.

Ancora un autoctono, la Sardegna ne è ricca con oltre 70 varietà diverse sulle circa 300 in tutto lo stivale. È la Monica, e non per fare ironia, ma davvero mascolina. Dà un vino che si accosta certamente più ai Cannonau, dalla bella rotondità aromatica e gustativa, con un alone di oscurità leggermente fumosa e più pesantemente speziata, e già ricco di richiami mediterranei, ampiamente intensificati nei successivi tre assaggi, ovvero nei tre Cru di Cannonau.

In anteprima planetaria, scherza Alessandro facendo il verso a qualche noto enologo, il giovane Tuderi '11, dalla vigna di "appena" 58 anni, precede il Tenores '10 e il Dettori rosso '11, rispettivamente figli di vigneti di oltre 80 e 120 anni su piede franco.
Caratteristiche delle annate a parte, i tre Cannonau sembrano tre fratelli di età diverse, un crescendo di sensazioni molto similari tra di loro, sempre più intense e più evidenti.
Si presentano con un colore granato chiaro e trasparente, assimilabili tecnicamente a un rosa chiaretto, dalla splendida concentrazione e dalla vibrante vitalità. I profumi vengono su veicolati dalla volatilità dell'alcol, riempiono il naso e la mente con una complessità difficile da scindere ed esaminare ma tremendamente piacevole. Frutta matura, confettura, ma anche essiccata, il dattero fa da padrone accanto alla crema di cassis, fiori secchi, terra: non quella di un bosco, umida e muschiosa, quella secca e arida della Sardegna assolata, che profuma di timo, rosmarino e mirto a non finire. Sensazioni marine, ci si interroga sul profumo del sale e si trova riscontro in questi vini, che vertono poi sulle spezie orientali, cardamomo in primis, e sulle radici di china e ginger, fino agli agrumi, che tornano in bocca con una intrigante sensazione amara, altro fil rouge dei tre vini, i quali si presentano all'ingresso con estrema incisività glicerica, ricchi, ricchissimi di struttura ed estratto, in un amalgama di sensazioni che appagano il palato per un finale reso poco nostalgico grazie agli infiniti richiami retrolfattivi.
 
Un'esperienza unica, come tutte quelle con Alessandro Dettori, col quale non basterebbe un intero ciclo di lezioni per ascoltare tutto ciò che ha da dire; uomo dalla grande cultura e dall'enorme capacità di esprimere il territorio nel vino, al quale vanno i nostri ringraziamenti per averci assistiti all'inizio della nostra avventura.


Tenute Dettori
Località: Badde Nigolosu
07036 Sennori (Sassari) – Sardegna, Italia
Tel: +39 079 512772
E-mail: info@tenutedettori.it
 
 
Daniele Rigillo
Fotografie
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