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Tutte le ultime notizie dalla delegazione regionale Lombardia di Fondazione Italiana Sommelier

Sua Maestà il Brunello

13/05/2015
Fotografia
Martedì 12 maggio, presso il salone Visconti del Grand Visconti Palace di Milano, si è svolto il secondo appuntamento di degustazione della Fondazione Italiana Sommelier Lombardia. 
Protagonista della serata, sua maestà il Brunello di Montalcino, nelle straordinarie versioni che l'annata "cinque stelle" 2010 ha reso possibili, raccontate dalla nostra responsabile nazionale della didattica Daniela Scrobogna che, con un approccio tecnico ed emozionale al tempo stesso, ha deliziato i fortunati partecipanti. 

Prima di tutto, è stata raccontata la storia del Brunello, in un comprensorio noto, ai tempi, maggiormente per il dolce Moscadello, ed il ruolo da protagonista della famiglia Biondi Santi nell'ascesa del grande rosso, la quale per prima spiccò, con il suo "vino rosso scelto" 1865, premiato all'esposizione universale di Parigi del 1867, ed ancora puntando esclusivamente sul Sangiovese, del quale selezionò uno straordinario clone, mettendo a punto tecniche di maturazione e affinamento che permisero al vino di durare nel tempo, capacità ritenuta oggi fondamentale. 

L'attenzione è poi passata al "monte dei lecci", mont ilcinus da cui Montalcino, alle caratteristiche del suolo nonché del clima nei vari versanti, le quali apportano ai vini che ne derivano profonde differenze. Incredibile notare come in pochi chilometri possano verificarsi tali distacchi, perfettamente riscontrabili nei vini in degustazione. 

Prima di dare la parola ai bicchieri, si è esaminata l'annata 2010 la quale, grazie ad un'andamento ideale, ha permesso alle uve di maturare nei tempi giusti; annata considerata tradizionale, come da tanti anni non se ne vedevano, non colpita dall'eccessivo calore che  ultimamente affligge le uve provocando picchi di concentrazioni zuccherine ed inevitabili cali di preziosa acidità, bensì fresca ed equilibrata, atta a donare al Brunello di Montalcino l'eleganza che gli è propria. 

Sei le etichette, ognuna a proprio modo straordinaria: 

Brunello di Montalcino 2010 - Le Potazzine
Granato, di abbagliante lucentezza, perfettamente trasparente; ciliegia croccante e sbuffetti di rosa, note calde di confettura e scure di spaziatura fine, sino ad una lieve nota minerale ferrosa. In bocca colpisce l'intensa sapidità, la freschezza e la conseguente facilità e piacevolezza di beva. Tannino godibilissimo, richiami di ciliegia e ferro. Impercettibili i 14,5 gradi alcolici. 
Tenero e commovente. 

Brunello di Montalcino 2010 - Il Marroneto
Rubino compatto. Naso scuro di amarene, spezie, minerali, note balsamiche, liquirizia, china, grafite e marroni. Uno scrigno di profumi in costante evoluzione. Maggiore acidità e tannino più duro, corrispondenza naso bocca nettissima. 
Voluminoso.  

Brunello di Montalcino 2010 - Salvioni
Rubino con bordo granato/arancio. Profumi meno dolci dei precedenti: fuliggine, arancia rossa, tocchi balsamici, alloro e menta; naso serioso. Sorso avvolgente, tridimensionale. Attacco morbido e tannicità dilagante ma di esemplare nobiltà. 
Fuoriclasse. 

Brunello di Montalcino 2010 Tenuta Nuova - Casanova di Neri
Rubino concentratissimo, difficilmente penetrabile. Naso completamente diverso dai precedenti, dolce ed accattivante; sottobosco, eucalipto, balsamico in modo sfacciato; ed ancora cardamomo, curry e tabacco. Bella presa tannica, in bocca è dinamico, progressivo, corpulento ma pur sempre fresco e sapido. 
Un colosso fuori dagli schemi.  

Brunello di Montalcino 2010 Tenuta Greppo - Biondi Santi
Granato profondo. Un naso che non fa l'occhiolino, che non cederà nulla fin quando i tempi non saranno maturi. Mineralità da galestro, note scure di humus e terra; poi alloro, spezie e arancia rossa. In bocca è pura eleganza, è ciò che deve essere un Brunello e a cui tutti gli altri si sono ispirati. Sapido, con un tannino incisivo ma che non intacca la facilità di beva, nonostante la giovane età.
Il punto di partenza.  

Brunello di Montalcino 2009 - Mastrojanni
Granato, bordi quasi arancio. Naso profondo di frutta rossa in confettura, creta e incenso; note fumè, catrame, torrefazione di caffè. Caldo ed avvolgente, pecca in freschezza a causa di un'annata più calda. 

Con Mastrojanni abbiamo voluto creare un termine di paragone, dimostrando quanto può influire l'annata sul risultato finale. 

Interessante notare, oltre alle differenze dei micro territori, quelle stilistiche dei produttori, ovvero le loro interpretazioni di questo grande vino: modi di lavorare la materia prima che, in alcuni casi, danno un'impronta maggiore di quella dettata dal suolo. 

In ognuno di questi casi, è lampante la qualità generale e l'impegno nel lavoro delle aziende del territorio che rappresentano con orgoglio l'enologia italiana nel mondo. 

Daniele Rigillo 
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